ARMAN

alias Armand Pierre Fernandez

Il termine “Nouveau Realisme” coniato da Pierre Restany non ha un significato particolare anche se puoi rimandare a molteplici interpretazioni. Per gli artisti di questo gruppo significava a loro detta ”nuovi approci percettivi al reale”, lontano da ogni realismo sociale, da ogni seduzione  surrealistica oppure dalla semplice figurazione.  Gli oggetti diventano essi stessa l’opera d’arte, come già era successo nel periodo Dada, dal quale però si ha un distacco concettuale. Non sono semplicemente esposti come simbolo dissacrante della tradizione artistica, ma sottoposti a un’azione distruttiva e invasiva, la medesima che la società esercita sui valori e sulla visione dell’uomo contemporaneo. E’ un nuovo modo di osservare gli oggetti “inutilizzati”, ma recanti tracce dell’uomo, e trasformati con un linguaggio semplice e diretto in una determinazione diversa dalla propria e con valori del tutto nuovi. L’utilizzo di rifiuti e di scarti industriali unitamente alla loro manipolazione non è altro che la dissacrazione dell’arte tradizionale in favore di una revisione della funzione stetica dell’oggetto.

Anche se le opere di Arman siano espressione di tecnica e stile in sé inconfondibili, evidenti sono i rimandi a varie correnti moderniste. I violini sezionati richiamano le scomposizioni del Cubismo; i tubetti di colore, assemblati in infiniti modi e dimensione diverse, sembrano rendere omaggio a Pollock; ed ancora, le fusioni di bronzo, sezionate e riassemblate, con la loro aura “classica” fanno eco ai paesaggi di De Chirico.

Ed è proprio questa la chiave di lettura di tutta la lunga attività di questo straordinario artista, diventato un’icona dell’Arte Contemporanea mondiale.

Nasce a Nizza nel 1928- muore a New York nel 2005

Studiò all’Ecole des Arts Decoratifs a Nizza, dove incontrò Yves Klein, e poi all’Ecole du Louvre. Le sue prime opere furono realizzate con “timbri” impressi su carta a cui seguiranno  le “Allures”, tracce e impronte. Ma è negli anni ’60 che egli da una svolta decisiva al suo lavoro ed inizia ad inserire nelle sue opere oggetti distrutti. Diventa, con l’appoggio e l’amicizia del critico Pierre Restany, uno dei maggiori esponenti del “Nouveau Realisme”. Col tempo il suo lavoro si allarga all’impiego di oggetti di uso comune avvalendosi di diverse tecniche, con l’intento di spiegare l’uomo in maniera inusuale, tanto da essere considerato un artista completo, scultore e pittore insieme. Arman raggiunge la massima notorietà a partire dagli anni 2000, sue opere entrano nei Musei di tutto il mondo e nelle più importanti collezioni e il loro valore  continuerà a salire.

Il Centro Pompidou nel 2010 gli dedicherà una grande retrospettiva.

ARMAN

alias Armand Pierre Fernandez

Il termine “Nouveau Realisme” coniato da Pierre Restany non ha un significato particolare anche se puoi rimandare a molteplici interpretazioni. Per gli artisti di questo gruppo significava a loro detta ”nuovi approci percettivi al reale”, lontano da ogni realismo sociale, da ogni seduzione  surrealistica oppure dalla semplice figurazione.  Gli oggetti diventano essi stessa l’opera d’arte, come già era successo nel periodo Dada, dal quale però si ha un distacco concettuale. Non sono semplicemente esposti come simbolo dissacrante della tradizione artistica, ma sottoposti a un’azione distruttiva e invasiva, la medesima che la società esercita sui valori e sulla visione dell’uomo contemporaneo. E’ un nuovo modo di osservare gli oggetti “inutilizzati”, ma recanti tracce dell’uomo, e trasformati con un linguaggio semplice e diretto in una determinazione diversa dalla propria e con valori del tutto nuovi. L’utilizzo di rifiuti e di scarti industriali unitamente alla loro manipolazione non è altro che la dissacrazione dell’arte tradizionale in favore di una revisione della funzione stetica dell’oggetto.

Anche se le opere di Arman siano espressione di tecnica e stile in sé inconfondibili, evidenti sono i rimandi a varie correnti moderniste. I violini sezionati richiamano le scomposizioni del Cubismo; i tubetti di colore, assemblati in infiniti modi e dimensione diverse, sembrano rendere omaggio a Pollock; ed ancora, le fusioni di bronzo, sezionate e riassemblate, con la loro aura “classica” fanno eco ai paesaggi di De Chirico.

Ed è proprio questa la chiave di lettura di tutta la lunga attività di questo straordinario artista, diventato un’icona dell’Arte Contemporanea mondiale.

Nasce a Nizza nel 1928- muore a New York nel 2005

Studiò all’Ecole des Arts Decoratifs a Nizza, dove incontrò Yves Klein, e poi all’Ecole du Louvre. Le sue prime opere furono realizzate con “timbri” impressi su carta a cui seguiranno  le “Allures”, tracce e impronte. Ma è negli anni ’60 che egli da una svolta decisiva al suo lavoro ed inizia ad inserire nelle sue opere oggetti distrutti. Diventa, con l’appoggio e l’amicizia del critico Pierre Restany, uno dei maggiori esponenti del “Nouveau Realisme”. Col tempo il suo lavoro si allarga all’impiego di oggetti di uso comune avvalendosi di diverse tecniche, con l’intento di spiegare l’uomo in maniera inusuale, tanto da essere considerato un artista completo, scultore e pittore insieme. Arman raggiunge la massima notorietà a partire dagli anni 2000, sue opere entrano nei Musei di tutto il mondo e nelle più importanti collezioni e il loro valore  continuerà a salire.

Il Centro Pompidou nel 2010 gli dedicherà una grande retrospettiva.

Chiudi il menu